“Decreto Agosto”: proroga al divieto di licenziamento

Con il Decreto Legge n. 104 del 14 agosto 2020 (“Decreto Agosto”) è stato prorogato il divieto di intraprendere o proseguire le procedure di licenziamento introdotto in un primo momento dall’art. 46 del “DL Cura Italia” e successivamente prorogato dal DL n. 34/2020 (cd. Decreto Rilancio).

In particolare, l’articolo 46 del Decreto Legge n. 18 del 17 marzo 2020, ha disposto, per un periodo di 60 giorni, la sospensione delle procedure collettive di licenziamento del personale di cui agli artt. 4,5 e 24 della Legge n. 223/1991, la sospensione di tutte le procedure di licenziamento pendenti avviate in data successiva al 23 febbraio 2020, nonché il divieto, a prescindere dal numero dei dipendenti, di recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo (GMO).

L’efficacia di tali misure, limitata inizialmente alla data del 16 maggio 2020, veniva prorogata al 17 agosto 2020 dall’art. 80 del Decreto Rilancio.

Non essendo previste limitazioni di sorta, il divieto di licenziamento ha interessato tutti i datori di lavoro, indipendentemente dalla loro natura (imprenditori e non imprenditori) ed indipendentemente dal numero dei lavoratori occupati, per cui si è venuto a configurare un divieto assoluto e generalizzato di licenziamento.

Beninteso, restavano escluse dal divieto de quo:

  • il licenziamento disciplinare (per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo);
  • il licenziamento per mancato superamento del periodo di prova;
  • il licenziamento dei dirigenti, degli apprendisti a termine del periodo di apprendistato, dei lavoratori domestici, dei lavoratori in possesso dei requisiti pensionistici;
  • il licenziamento per superamento del periodo di comporto.

Come chiarito con la Nota n. 298 del 24 giugno 2020 dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro, vi rientrava, invece, l’ipotesi del licenziamento per sopravvenuta inidoneità alla mansione, in considerazione del fatto che l’inidoneità sopravvenuta alla mansione impone al datore di lavoro (similmente al licenziamento per GMO) la verifica in ordine alla possibilità di ricollocare il lavoratore in attività diverse riconducibili a mansioni equivalenti o inferiori, anche attraverso un adeguamento dell’organizzazione aziendale (cfr. Cass. 21 maggio 2019 n. 13649).

Tale impianto normativo è in parte mutato a seguito dell’entrata in vigore del Decreto Agosto.

L’articolo 14 del DL n. 104/2020 ha infatti previsto la proroga di tale divieto solo per i datori di lavoro che non abbiano fruito integralmente della cassa integrazione ovvero del nuovo bonus contributivo riconosciuto ai datori di lavoro che rinunciano alla CIG.

In particolare, ai sensi del comma 1 dell’art. 14:

“Ai datori di lavoro che non abbiano integralmente fruito dei trattamenti di integrazione salariale riconducibili all’emergenza epidemiologica da COVID-19 di cui all’articolo 1 ovvero dell’esonero dal versamento dei contributi previdenziali di cui all’articolo 3 del presente decreto resta precluso l’avvio delle procedure di cui agli articoli 4,5 e 24 della legge 23 luglio 1991, n. 223 e restano altresì sospese le procedure pendenti avviate successivamente alla data del 23 febbraio 2020, fatte salve le ipotesi in cui il personale interessato dal recesso, già impiegato nell’appalto, sia riassunto a seguito di subentro di nuovo appaltatore in forza di legge, di contratto collettivo nazionale di lavoro, o di clausola del contratto di appalto”.

Il comma 2 aggiunge che:

Alle condizioni di cui al comma 1, resta, altresì, preclusa al datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, la facoltà di recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’articolo 3 della legge 15 luglio 1966, n. 604, e restano altresì sospese le procedure in corso di cui all’articolo 7 della medesima legge”.

Le citate disposizioni fanno riferimento:

  • ai nuovi trattamenti di cassa integrazione ordinaria, assegno ordinario e cassa integrazione in deroga previsti dall’art. 1 dello stesso Decreto, per la durata di 9 settimane (incrementabili di ulteriori 9 settimane) nel periodo che va dal 13 luglio 2020 al 31 dicembre 2020;
  • all’esonero dal versamento dei contributi previdenziali introdotto all’art. 3 del DL n. 104/2020 per quelle aziende che non richiedono trattamenti di cassa integrazione di cui sopra e che abbiano già fruito, nei mesi di maggio e giugno 2020, dei trattamenti di integrazione salariale di cui agli articoli da 19 a 22-quinquies DL 17 marzo 2020, n. 18, riconosciuto per il periodo massimo di 4 mesi, fruibili entro il 31 dicembre 2020, nei limiti del doppio delle ore di integrazione salariale già fruite nei predetti mesi di maggio e giugno 2020.

A prescindere da ciò, e dunque anche per i datori di lavoro che si trovano nelle condizioni di cui ai commi 1 e 2, la deroga al blocco generalizzato dei licenziamenti viene meno nei seguenti 3 casi (art. 14 comma 3):

  • cessazione definitiva dell’attività dell’impresa, conseguenti alla messa in liquidazione della società senza continuazione anche parziale dell’attività, nel caso in cui nel corso della liquidazione non si configuri la cessione di un complesso di beni od attività che possano configurare un trasferimento d’azienda o di un ramo di essa ai sensi dell’articolo 2112 c.c.;
  • accordo collettivo aziendale, stipulato dalle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative a livello nazionale, di incentivo alla risoluzione del rapporto di lavoro, limitatamente ai lavoratori che aderiscono al predetto accordo, ai quali sarà riconosciuta la NASpI;
  • licenziamenti intimati in caso di fallimento, quando non sia previsto l’esercizio provvisorio dell’impresa, ovvero ne sia disposta la cessazione. Nel caso in cui l’esercizio provvisorio sia disposto per uno specifico ramo dell’azienda, sono esclusi dal divieto i licenziamenti riguardanti i settori non compresi nello stesso.

Con il Decreto Agosto, il Governo ha, inoltre, confermato la previsione già introdotta dal Decreto Rilancio con la quale si consentiva al datore di lavoro di revocare i licenziamenti adottati nel periodo tra il 23 febbraio e il 17 marzo 2020, qualora avesse richiesto il trattamento di cassa integrazione salariale, di cui agli artt. da 19 a 22 del DL n. 18/2020.

Infatti, il quarto comma dell’art. 14 così dispone:

Il datore di lavoro che, indipendentemente dal numero dei dipendenti, nell’anno 2020, abbia proceduto al recesso del contratto di lavoro per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’articolo 3 della legge 15 luglio 1966, n. 604, può, in deroga alle previsioni di cui all’articolo 18, comma 10, della legge 20 maggio 1970, n. 300, revocare in ogni tempo il recesso purché contestualmente faccia richiesta del trattamento di cassa integrazione salariale, di cui agli articoli da 19 a 22-quinquies del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, convertito con modificazioni dalla legge 24 aprile 2020, n. 27, a partire dalla data in cui ha efficacia il licenziamento. In tal caso, il rapporto di lavoro si intende ripristinato senza soluzione di continuità, senza oneri né sanzioni per il datore di lavoro”.

La norma richiama la previsione contenuta nell’art. 5 del D.Lgs n. 23/2015 secondo cui nell’ipotesi di revoca del licenziamento, purché effettuata entro il termine di quindici giorni dalla comunicazione al datore di lavoro dell’impugnazione del medesimo, il rapporto di lavoro si intende ripristinato senza soluzione di continuità, con diritto del lavoratore alla retribuzione maturata nel periodo precedente alla revoca, ma senza che possano trovare applicazione i regimi sanzionatori previsti dallo stesso D.Lgs n. 23/2015.

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